curiosità

IL TOPONIMO Il nome Calamecca potrebbe discendere dalla divinità etrusca Kalanike; oppure dall’aggettivo greco Kalos, che significa bello, e dal nome etrusco Mexl, che significa popolo, indicando quindi un luogo abitato da un bel popolo; potrebbe altresì derivare dalla famiglia di scalpellini, i Calamech, che arrivarono dalla Jugoslavia per poi raggiungere Carrara, dove divennero famosi scultori del marmo.

LO STEMMA, CAPOVOLTO, DELLA CITTÀ DI PISTOIA 

stemma capovolto della città di Pistoia, foto © David Dolci

 Sulla parete del campanile che guarda a nord è murato lo stemma della città di Pistoia, ma capovolto. I calamecchini hanno, infatti, sempre mal digerito l’ingerenza dell’autorità pistoiese nei loro affari ed è così, a spregio, che ne hanno murato lo stemma a testa in giù. Lo potete vedere, anche a occhio nudo, da via dell’Aia. 

IL GIOCO DEL SEMOLINO La sera della vigilia di Natale di qualche tempo fa… nelle case di Calamecca si giocava al “semolino”. Ogni partecipante nascondeva una monetina in un mucchio di semola, che veniva suddiviso in tanti monticelli quanti erano i partecipanti. Ciascuno poi razzolava nel suo mucchietto, e se fortunato trovava e si teneva il soldino.

LA CORRENTE ELETTRICA, i Calamecchini se la sono fatti da soli…
Calamecca è stato il primo paese della zona ad avere la corrente elettrica!

Anni ’50 – il Bacino

“La Società Idroelettrica di Calamecca fu inaugurata nel 1924. Fu un’esplosione di luce. I Calamecchi erano orgogliosi di questo loro lavoro ed ognuno sentiva di aver contribuito, anche se in piccola parte, a rendere migliore la vita del paese (Calamecca… chi non ci porta non ci lecca, Franca Gemignani Lupi)”.
La Società dell’Appennino Centrale, che riforniva di energia elettrica il territorio, per motivi economici si era rifiutata di portare la corrente a Calamecca. Allora i Calamecchi fecero da sé, costituirono una società  per azioni; costruirono alle porte del paese il Bacino, la vasca per raccogliere l’acqua; comprarono i macchinari e si misero al lavoro.
Calamecca fornì luce anche alla Serra e a Crespole, prima di venire assorbita, nel 1928, dalla Società dell’Appennino (divenuta poi Società dell’Alta Lima).

LA BELOTE (si chiama così in Francia, ma per noi è ‘la belotta’). È un gioco di carte francese, molto popolare in Oltralpe ma molto poco diffuso in Italia, che a Calamecca è stato importato dai nostri emigranti partiti numerosi per la Francia in cerca di lavoro. È una specie di briscola, ma più complessa. In piazza vedrete tavoli di uomini che gridano ‘attu’ (che sarebbe atout in francese, il seme della briscola), ‘belotta’ e ‘rebelotta’! E attorno un pubblico più infervorato dei giocatori a commentare le giocate! Ah, il bar di piazza, l’unico bar di Calamecca, ha l’insegna ReBelotta!
VIALE 15 MARTIRI Così si chiamava, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la strada che oggi è via della Rossa, quella che venendo dalla Macchia Antonini porta in piazza. I 15 martiri sono i calamecchini – bambini, uomini, donne e anziani – uccisi dai nazifascisti nel settembre 1944. Che avesse inizialmente questo nome è stato scoperto di recente, trovandolo stampato su una vecchia cartolina, e alcuni anziani lo ricordano, ricordano la targa ‘viale 15 martiri’ affissa sul muro all’inizio della strada.