il novecento e l’eccidio del 1944

 

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale molti giovani furono richiamati alle armi. Alcuni morirono al fronte, altri per malattia. I loro nomi sono ricordati sul monumento ai Caduti in Piazza Francesco Ferrucci, inaugurato nel settembre del 1921; mentre nel 1928 fu finito di costruire e dedicato loro il Parco della Rimembranza, che ė divenuto poi, dopo la Seconda guerra mondiale, il Parco di tutte le vittime di guerra.

Lapide in Piazza Francesco Ferrucci, Calamecca

Cippo in memoria di Luisa Biagi e Giulia Giovannini, loc. Macchia Antonini

Durante la Seconda guerra mondiale Calamecca è stata vittima di un eccidio di 15 civili, tra cui due bambini, che ha lasciato una profonda ferita al paese, e di cui per molto tempo si è preferito non parlare, forse proprio per il dolore e l’orrore che il ricordo di quegli avvenimenti faceva riaffiorare nei sopravvissuti. Grazie al lavoro di storici e giornalisti, che hanno raccolto le testimonianze dei calamecchini, gli accadimenti di quei giorni sono venuti alla luce, e ogni anno, in una domenica di fine settembre, Calamecca commemora i 15 compaesani uccisi.

La Storia. Nel settembre del 1944 le truppe nazifasciste, incalzate dall’avanzare degli Alleati, si erano spostate nelle zone collinari e montane, dove potevano difendersi grazie a un sistema di fortificazioni, postazioni armate e camminamenti che correva lungo tutta la cresta dei monti pistoiesi: la Linea Gotica, di cui sono tuttora visibili, anche nei dintorni di Calamecca e Macchia Antonini, parte delle costruzioni.
I paesi vicini alla linea del fronte furono distrutti o svuotati.
A Calamecca il 3 settembre 1944 fu dato l’ordine di sfollamento sia verbalmente sia mediante l’affissione di un manifesto nella piazza del paese: chi non avesse rispettato l’ordine sarebbe stato fucilato. Cominciò così l’esodo degli abitanti: alcuni trovarono ospitalità presso parenti, altri scelsero di raggiungere la pianura seguendo il corso della Pescia. Alcuni si rifugiarono in capanne, grotte e mulini nel bosco, non lontano da Calamecca. Altri, perlopiù famiglie con anziani, rimasero nelle loro case.
Tra il 19 e il 25 settembre truppe di SS uccisero con bombe a mano, con colpi di pistola e con raffiche di mitraglia 15 persone: nelle loro case, nei rifugi in mezzo al bosco, lungo il fiume Pescia. Due giovani donne furono portate alla caserma della Macchia Antonini, dove furono uccise il 25 settembre dopo sofferenze e torture.
Due lapidi – una a Calamecca in Piazza Francesco Ferrucci, l’altra in località  Macchia Antonini – ricordano questa crudele e insensata violenza nei confronti di persone innocenti e disarmate.

Di seguito uno stralcio della testimonianza di Don Zulimo Cangioli, Parroco di Calamecca nel settembre del 1944, tratta da “Un normale settembre di guerra…” di Gian Paolo Balli, Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Pistoia, ed. C.R.T., 2002:

Il 3 settembre venne l’ordine di sfollare. Io mi interessai di far venire la Misericordia  di Pescia per portar via malati e vecchi come in realtà feci.
Alcuni parrocchiani vollero rimanere nei pressi del paese dove erano stati fatti dei rifugi, scoperti dalla S.S. Tedesca, e presi come tenenti mano ai partigiani, vennero in un primo tempo uccisi a colpi di bombe a mano e rivoltelle; uccise due donne e ferita un’altra, in un secondo tempo, finirono di uccidere i feriti ed uccisero altre dieci persone, vecchi, donne, bambini.
Una sposa e una ragazza, portate via furono trovate morte alla Macchia Antonini.
Antecedentemente allo sfollamento, venuta la squadra di Tedeschi chiamati guastatori, quelli stessi  che distrussero Cireglio e Momigno, cercai di mettermi in contatto col loro capo, per vedere di riuscire a salvare il paese, perché si diceva che avrebbero fatto come a Cireglio, si trattennero per circa quindici giorni  e furono rispettati e aiutati per quanto ci era possibile, e essi a loro volta ci rispettarono sempre. Alla loro partenza approfittai per farmi fare una dichiarazione nella quale si diceva che tutto il paese e il parroco meritavano rispetto, e con questa  dichiarazione  presentata a tutti gli altri che vennero dopo, riuscii a tenerli sempre calmi, finché venne l’ordine del comando superiore di dover sfollare il paese.
Questa la mia modesta opera svolta in quel periodo di tempo tremendo.
Calamecca 20/II/1945
Il Parroco: 
Don Cangioli Zulimo》